Classificazione dei cognomi

Lo studio dei cognomi ha attratto da tempo l'attenzione degli studiosi, a partire da Ludovico Antonio Muratori, che al tema dedicò il saggio De cognominum origine (dissertazione XVII delle Antiquitates italicae medii aevi 1738-1743). L'interesse si è orientato sia verso i problemi connessi con l'origine, la tipologia, la semantica, sia verso ricerche di carattere storico-etimologico. Queste ultime hanno portato alla redazione di alcuni dizionari regionali e di quelli generali di De Felice (1978) e Caffarelli & Marcato (2008). I cognomi si classificano tradizionalmente in categorie che erano state già evidenziate nei primi studi e che si basano sui vari tipi di aggiunti usati, dai documenti medievali in poi, per individuare le persone. Già Muratori parla di origini da nomi di luogo, da nomi propri, da soprannomi, da cariche o da attività esercitate. De Felice ricorda che una classificazione ha anche una funzione descrittiva, operativa, non è assoluta e spesso non permette una distinzione netta; precisando che sul piano descrittivo le basi (o etimi diretti, immediati) dei tipi cognominali sono già onomastiche (cioè antroponimi personali, toponimi e etnici) o lessicali. De Felice propone una suddivisione in tre gruppi.

Un primo gruppo di nomi personali comprende:

  • nomi di tradizione generica o aspecifica, cioè senza specifiche connotazioni socioculturali, in massima parte di fondo germanico e latino;
  • nomi di tradizione religiosa;
  • nomi di formazione medievale, italiana "volgare", augurali e/o gratulatori, teoforici, di trovatelli, per lo più ancora significativi (come Benvenuto, Diolaiuti, Esposito);
  • nomi di tradizione dotta, letterari o storici, ripresi nell'ultimo medioevo e nel Rinascimento da fonti per lo più scritte, soprattutto classiche (come Achille, Ottaviano), francesi e provenzali (come Lancillotto).


Un secondo gruppo è formato da soprannomi, comprendenti:
  • soprannomi che sottolineano caratteristiche della persona o del gruppo familiare, con intento solo distintivo, o scherzoso, satirico, polemico, spregiativo o offensivo (come Biondo, Grasso, Grosso, Magro, Piccolo, ecc.), o intellettuali, di carattere o comportamento abituale (Astuto, Malinconico, Bevilacqua, ecc.);
  • soprannomi originariamente allusivi a comportamenti, fatti, situazioni occasionali, sicché riesce spesso difficile ricostruirne la motivazione (Taglialatela, Pittaluga, cognome d'impronta dialettale ligure che risulta da un composto con le voci liguri pittâ «piluccare» e uga «uva»).


Un terzo gruppo è formato da nomi aggiunti o determinativi epitetici, comprendente:
  • etnici e toponimi, questi ultimi usati anche assolutamente con valore e funzione di etnico (come Greco, Tedesco, o Abruzzo, Calabria, ecc.), che rappresentano la categoria più numerosa del sistema cognominale italiano. Tra i più diffusi: Costa, Lombardi, Fontana, Villa, Sala, Monti, Montanari, Messina, Riva, Brambilla, Milani, Mantovani;
  • patronimici e matronimici, espressi con preposizioni (Di Pietro, De Maria) o altri elementi morfosintattici (articolo, suffissi, forme composte con fi' «figlio» come Fittipaldi), ma spesso col solo nome del padre o della madre;
  • nomi di mestiere e di professione, di carica e di ufficio, di titolo e di grado, di condizione sociale, economica, civile, militare, religiosa o anche familiare (Fabbro, Medico, Speziale, Capitano, Abate, Santolo, ecc.).


Fonte: www.treccani.it

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