Varietà e diffusione dei cognomi

La consistenza del patrimonio dei cognomi italiani è stimata intorno a 330.000 unità. Si tratta di una varietà straordinaria, che non ha paragoni in Europa, dovuta alla frantumazione linguistica dell'Italia e al ritardo dei processi di standardizzazione per via della tarda e lenta diffusione della lingua nazionale. Inoltre, poiché alcune forme nascono in ambienti dialettofoni, nell'odierno repertorio cognominale si hanno numerose varianti dello stesso cognome, anche in termini geolinguistici. Ad arricchire il patrimonio sono le diverse modalità derivative e le tante forme assunte nel parlato dal patrimonio dei nomi personali: da Domenico derivano, ad esempio, ipocoristici come Menico, Meni, Mengo e altri con le relative forme suffissate e composte.

Attraverso i dati statistici si rileva che i cognomi di più alto rango in Italia sono 226. Di questi solo 86 hanno una distribuzione globale o quasi: la maggior parte (123) è, invece, tipica di un'area limitata a una o due delle tre grandi ripartizioni del territorio (Nord, Centro e Sud); un gruppetto di diciassette cognomi ha un'area di distribuzione interregionale, regionale o anche provinciale (sino al limite di una o due province). Considerando i dieci cognomi più diffusi in assoluto, tre non sono panitaliani, anche se interessano un territorio piuttosto esteso: Russo (rango III), caratteristico del Sud, Bianchi (IV), proprio del Centro-Nord, Romano (VIII), tipico del Nord e del Sud; due invece sono concentrati in una regione e addirittura in una parte di essa: Esposito (VI: Campania) e Colombo (V: Lombardia nord-occidentale).

Il cognome più diffuso in assoluto è Rossi che interessa lo 0,39% dell'intera popolazione; per i cognomi a diffusione nazionale quelli con più occorrenze, in ordine decrescente sono Ferrari, Ricci, Conti, Costa, Gallo, Mancini, Marino, Bruno. Sono tipici del Centro-Nord cognomi come: Agostini, Antonelli, Baldini, Barbieri, Bartoli e Bartolini, Belli, Benedetti, Bernardini, Berti, Bianchi (un terzo delle occorrenze in Lombardia), Corsi (metà in Toscana), Costantini, Fabbri (metà in Emilia-Romagna), Ferretti, Franchi, Galli, Gatti, Giorgi, Giovannini, Giusti (più della metà in Toscana), Grossi, Guidi, Leoni, Magnani (quasi la metà in Emilia-Romagna), Mariotti, Martelli, Martini, Martinelli, Montanari (più della metà in Emilia-Romagna), Mori, Moretti, Moroni, Nardi, Negri, Orlandi, Pagani (metà in Lombardia), Pellegrini, Romagnoli, Rossetti, Rossini, Venturi, Venturini, Vitali. Prettamente meridionali sono: Aiello, Amato, Arena, Basile, Calabrese, Caputo, Caruso, Catalano, Coppola (quasi due terzi delle occorrenze in Campania), De Simone, Di Stefano (metà in Sicilia), Gentile, Greco, La Rosa (più di metà in Sicilia), Lombardo, Monaco, Napolitano (metà in Campania), Palumbo, Russo, Ruggiero, Santoro, Sorrentino.

Sul piano formale sono da rilevare le numerose forme derivate da una stessa base (da Giovanni: Gianni, Nanni, Zanni, ecc.) o la varietà geolinguistica di cognomi che hanno lo stesso significato, come nel caso di Fabbri, Ferrari, Magnani e affini. Particolarmente diffuse sono le forme derivate con suffissi, specie diminutivi (-etto, -ello, -ino, ecc.), ma non è raro che nella stessa zona manchi la forma base: così a Bari è frequentissimo Antonacci ma non esiste Antoni o Antonio, a Frosinone è comune Papetti ma manca Papi. Quanto alle forme cognominali uscenti in -i rispetto a quelle in -o, vale a dire Rossi - Rosso (escluse quelle che dipendono da una base in -o oppure in -i come desinenza o terminazione invariabile - o un esito morfologico particolare, ad es., un nome come Giovanni, Gianni, da un toponimo uscente in -i come Ascoli), sono ben diffuse in area settentrionale, in particolare in Emilia-Romagna, Trentino, Lombardia, e ancor più in area centrale, specie in Toscana. Quelle in -o per contro sono più frequenti nell'Italia meridionale ma prevalgono su quelle in -i anche in regioni come il Piemonte e la Liguria. Si tratta prevalentemente di plurali, come mostrano le forme popolari: i familiari di una persona che abbia l'aggiunto Fabbro si chiamavano (e si chiamano tuttora in parecchi dialetti) i Fabbri: Pietro Fabbri è dunque non Pietro del Fabbro, ma Pietro dei Fabbri. Non è da escludere ovviamente per alcuni cognomi un'origine da forme di genitivi notarili (Iohannes Petri «Giovanni di Pietro», Giovanni Pietri), e l'influsso della tradizione cancelleresca si vede anche nelle forme cognominali in -is, talvolta con la preposizione De: De Amicis, De Robertis, e altri, che rispondono a formule onomastiche notarili costruite sull'ablativo latino. In aggiunta alle formazioni di ambito italoromanzo e ai cognomi di famiglie ebraiche (Levi, ecc.), occorre ricordare anche la presenza di quelle provenienti dalle varie minoranze alloglotte presenti in Italia, e l'introduzione nel corso di secoli di cognomi o altre forme divenute tali provenienti da fuori d'Italia attraverso immigrazioni e contatti tra culture.

Fonte: www.treccani.it

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